– Ma alle medie fanno suonare ancora il flauto?
– Così pare.
– E pure i compiti a casa devono dargli? Fra un po’ arrivano i cani del palazzo di fronte.
– Dai, poverino, dovrà pur esercitarsi…
– Quando avrà una casa sua, isolata e senza vicini.
– Eh come sei nervoso, non è così male. Più o meno… Forse è meglio se non te lo faccio il caffè, vuoi una tisana?
– No, no, quale tisana, caffeina in vena, questa notte non ho chiuso occhio.
– Come mai?
– Avevo una consegna stamattina.
– Ma chi, quelli che volevano “uno scambio di creatività che esula da un discorso economico?”
– Ma va, a quelli ho detto che avevo finito la creatività, l’avevo scambiata con una delle cassiere dell’Esselunga per fare la spesa e quindi purtroppo… No, questi erano nuovi. Consegna in due giorni. “Ce la fai vero?”
– Ce la fai?
– Che dovevo dire scusa? E certo che ce la faccio. 
– Pagano bene almeno?
– Mah…
– Pagano?
– Speriamo. A 90 giorni.
– Ma è primavera fra 90 giorni. 
– Lo so. Pure da un pezzo.
– E adesso abbiamo ancora i riscaldamenti accesi e andiamo in giro con il cappotto. Ho la maglia della salute sotto, guarda…
– No grazie, ma il concetto è quello.
– Ma come si fa dico io… mia madre ancora insiste qualche volta: quand’è che ti trovi una brava ragazza e mi fai un nipote?
– Che poi chissà perché i figli li fanno solo le brave ragazze, e le altre? 
– Boh. Come lo mantengo sto nipote poi me lo spiega, con gli assegni post datati? E su…
– Dillo a me. Giulia ci prova ogni tanto a prendere il discorso.
– E tu?
– Eh… l’ultima volta ho finto di svenire. 
– In che senso?
– In quello che finisci per terra. Solo che lei si è spaventata e mi ha portato al Pronto Soccorso, 7 ore di attesa per scoprire che ho un po’ di anemia. 
– Ecco, vedi? Questo significa vivere in un paese civile. Poter far perdere tempo a del personale qualificato pur di evitare rotture di palle. 
– Il nostro sistema sanitario è fra i migliori in Europa, del resto.
– Che non ci sono più le mezze stagioni l’abbiamo detto?
– No. 
– Come se.
– Comunque oh, l’ho accettato. Lo so, lo so, la lotta di classe, il capitale, l’unione fa la forza. Tutto quello che vuoi. Ma io l’affitto come lo pago?
– Forse se tutti ci rifiutass…
– Sì vabbè, quando hai avvisato tutti chiamami. 
– Senti, che vuoi che ti dica…
– È che… ti senti mai come un criceto? Di quelli che corrono dentro una ruota e corrono, corrono…
– Ma dove cazzo corrono?
– Eh. Bravo. Quello è il punto. Da nessuna parte, ma sono stanchi morti lo stesso. Uno l’altro giorno mi fa: vi invidio, voi freelance, che potete svegliarvi quando volete, andare in vacanza tutto l’anno, state sempre su Facebook…
– E per chi ci ha preso, per la Ferragni?
– Ma che ne so. 
– E che faceva questo?
– Dipendente in un’azienda di non so cosa.
– Dipendente? 
– Sì.
– Con la tredicesima?
– Pure quattordicesima. E le ferie.
– Pagate ovviamente.
– Ovviamente. 
– E lo stipendio tutti i mesi?
– Nessuno escluso, nemmeno agosto, pensa. Ma poi lo sai cos’è davvero che mi manca?
– Cosa?
– Un po’ di normalità. Sai che ho fatto l’altra sera? Stavo uscendo di testa guarda, ste giornate che non sono mai uguali una all’altra, ogni settimana che è da reinventare da capo… 
– Che hai fatto?
– Ho guardato il tg.
– Ah vabbè, chissà che mi credevo…
– No, dico… in tv. Alle otto.
– In tv? Ma c’è ancora?
– Certo che c’è. 
– Non so, io ci guardo solo Netflix, non accendo la televisione da… boh.
– Comunque ho preparato la cena, ho aspettato che Giulia tornasse e ho apparecchiato la tavola.
– Che romantico…
– No no, che romantico, una cosa normale. Niente lume di candela o altro. Solo del cibo nei piatti, una tovaglia e Mentana che dice cosa cazzo è successo nel mondo. Tutto qui. 
– E…?
– All’inizio Giulia si è spaventata, pensava volessi dirle che è finita, che avevo un’altra… Poi le ho detto di no, che volevo solo una cena normale come una coppia normale, raccontarci la giornata, quelle cose lì. Niente cibo smozzicato davanti a un computer, cinese da asporto alle dieci o mangiare in un angolo del tavolo perché il resto è pieno di lavori da consegnare.
– È andata bene insomma. 
– Più o meno…
– Perché?
– Perché poi ad un certo punto Mentana ha lanciato un servizio sulla candidatura di Berlusconi alle prossime elezioni e mi è partito un trip.
– Cioè? 
– La cena, quelle facce tutte uguali… è come se si fosse aperto un paradosso spazio temporale. È stato come tornare indietro di vent’anni, era rimasto tutto uguale. C’era anche il me stesso adolescente che mi guardava e non ci poteva credere che sarebbe diventato così, che sarebbe diventato… me. E io boh, non lo so che mi è preso, ma sono uscito, ho preso la bici e sono andato in giro per la città, così a caso, perché proprio non riuscivo a rispondere a quella domanda.
– Che domanda?
– Ma tu, quand’eri ragazzo, te la immaginavi così la tua vita a trent’anni?
– Figurati, io al massimo arrivavo a venticinque anni, dopo c’era il baratro, non esisteva niente. 
– E adesso li guardi e chiedi con gentilezza di andare a giocare da un’altra parte, che hai da fare.
– Ah ma allora è questo. È che sei più vicino ai quaranta che ai trenta e ti stai cagando sotto.
– Ma no, non è questo, è che… te lo ricordi com’era? Sembrava avessimo pescato il bastoncino corto, o quello lungo, non lo so, ma ad un certo punto il futuro era lì, a portata di mano, e il nostro era più futuro di tutti, cazzo. Il nuovo millennio… E poi boh, è stato un attimo che le torri gemelle, la crisi, il lavoro sta evolvendo, la flessibilità, i social, un due tre stella, le regole sono cambiate e lo stronzo sei tu che dovevi capirlo prima.
– Ah quindi ora siamo alla parte del si stava meglio quando si stava peggio?
– Ma no, che poi alla fine sai cosa ho capito mentre ero fuori in bici al freddo?
– Cosa?
– Che a me questa vita assurda, le settimane che non finiscono mai come sono iniziate, i last minute che non puoi prevedere niente, i caffè come questi alle quattro del pomeriggio, le sorprese inaspettate, le cose che alla fine in qualche modo si incastrano… a me piacciono. La mia vita non è come me la immaginavo a quindici anni, ma forse è solo diversa. Ma soprattutto che, se mai ha avuto un qualche tipo di senso, “normale” ormai non vuol dire davvero più un cazzo.
– Amen fratello.

Add Comment

Your email address will not be published. Required fields are marked *