– Tu ci credi nei miracoli?
– Tipo?
– Eh, non so…
– Roba di statue che piangono sangue?
– Ma no, quelle cose che hanno una possibilità su un milione di succedere, ma succedono, quando gli incastri funzionano con una precisione millimetrica.
– Le botte di culo, dici?
– La fortuna c’entra quando ti trovi al momento giusto nel posto giusto o quando trovi una banconota per terra. I miracoli hanno un sapore diverso.
– Di che sanno?
– Non so, di speranza. Di vita. Di bellezza, forse anche di bellezza.
– Mmm… allora non so, non è che se ne vedano tanti ultimamente.
– Anch’io credevo. Poi ne è arrivato uno di 2 Kg e 800 grammi. Un batuffolo piccolo così, vedessi che manine, e che boccuccia.
– Ma chi?
– Miracle. 
– Chi?
– Il bambino nato a bordo della nave di Sos Mediterranee.
– Ah sì, credo di averlo letto in giro.
– E sai che vuol dire?
– Che sono ricominciati gli sbarchi? Che ora ricominciamo con quella storia che ci stanno invadendo?
– No. Che forse i miracoli non capitano a caso, devi andare a prenderteli. Che ci vuole coraggio e una certa dose di attaccamento alla vita, anche quando non sai nemmeno cos’è, ancora, la vita. Sai quante cose sarebbero potute andare storte?
– Decine, forse centinaia.
– Se avesse deciso di uscire 48 ore prima sarebbe nato in Libia, su una spiaggia, da solo con la sua mamma, probabilmente sarebbero morti entrambi. E invece no, Miracle ha aspettato, ha aspettato… è stato buonino lì dentro finché non ha sentito che era il momento giusto, che potevano farcela. Se non è istinto di sopravvivenza questo, dico io… 
– O forse è stata una botta di culo.
– Sì, certo, come no. Pensa a tutti i bimbi prematuri, a quelli che per anni non arrivano e poi, quando nessuno ci spera più, te li ritrovi lì, con la faccia di chi dice “Qualcuno aveva ordinato un miracolo?” Tutta fortuna?
– Eh, ma credere nei miracoli è pericoloso… se poi rimani a mani vuote?
– Appunto. Non si chiedono miracoli, non devi crederci, devi fare loro spazio. Devi aprirti alle infinite possibilità che la vita offre, mica solo quelle più logiche. Devi creare lo spazio del possibile, ed è lì che nascono i miracoli più belli. Per esempio quelli che pesano 2 kg e 800 grammi. Quando crei spazio poi qualcosa succede, anche se non quello che avevi immaginato, o come lo avevi immaginato. Guarda questa storia.
– In che senso?
– Niente visite di controllo per Miracle e la sua mamma, niente ecografie, amniocentesi, morfologiche, niente corredini, nessuna lista baby shower, niente feste con le amiche, niente trio o come si chiama. E negli ultimi giorni niente cibo né acqua, o spiegazioni, e forse nemmeno speranze. Però che fai, arrivi fino a lì, a un passo dal miracolo, e ci rinunci? Conosco donne che non hanno preso treni o aerei nell’ultimo trimestre, perché non volevano stancare il bambino. E invece la mamma di Miracle ha preso una barca sgangherata e ha detto “andiamo”.
– Appunto, non era meglio rimanere a casa propria?
– Non lo so, io credo che quando scappi qualsiasi cosa sia meglio di quello che hai lasciato.
– Ho letto in giro che forse non stavano così male, che insomma, c’era gente che ballava e cantava su quella nave per festeggiare, quindi forse…
– Sì certo, l’avevano presa per Costa Crociere.
– Ho letto anche cose poco carine. Molto poco carine.
– La verità è che avremmo bisogno di un miracolo anche noi, ma bello grosso, per smettere di vedere nemici ovunque.  
– È che la gente è spaventata…
– Sarà, io so solo che penso a quella mamma con una tenerezza infinita, perché forse non ha potuto dargli quello che aveva sognato, e chissà il futuro cosa gli prospetta, ma una cosa gliela ha data.
– Che cosa?
– Un promemoria grande così, in quel nome che si porta addosso, come direbbe Dalla.
– Promemoria di cosa? Che la vita è un casino è che il mondo è una gabbia di matti? 
– Che non possederà granché al momento, ma quella capacità lì, quella dei miracoli, quella di aggrapparsi con la punta delle dita sullo strapiombo verso la vita, beh, quella roba lì c’è l’ha nel sangue Miracle. E un po’ anche nel nome.
– …
– E forse anche molti di noi, ce lo siamo solo dimenticati, e un batuffolo di 2 kg e 800 grammi ce lo ricorda.

Photo by Garrett Jackson on Unsplash

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