Famiglie che esistono, eccome

– Perché hai quella faccia?
– Sono arrabbiato.
– Amore, ti ho detto che li avrei lavati antro oggi i piatti…
– Ancora lì sono?
– Sì…?
– Vebbè, non è per quello. Anche se te l’avevo detto due ore fa…
– Ma non parliamone ora. Perché sei arrabbiato?
– Ma come perché?
– Dovrei saperlo…?
– Secondo te?
– Se mi fai fare giusto un rapido check mentale…
– Ma non li leggi i giornali?
– I titoli valgono?
– E dai.
– Senti, devo tirare a indovinare o me lo dici cosa ho fatto?
– Tu? Che c’entri tu?
– Eh no appunto. Che c’entro io?
– Il ministro.
– Grazie al cielo.
– Eh?
– No niente. Quindi? Che ha fatto ‘sto ministro?
– Dice che noi non esistiamo.
– Ma noi chi?
– Noi. Io e te. 
– Quindi posso non pagarlo l’F24 che scade oggi? A posto così?
– E dai, la smetti di scherzare? Cioè davvero a te non sta esplodendo la bile?
– Per cosa?
– Per il fatto che la nostra famiglia, le promesse che ci siamo scambiati, questi anelli… sono una cazzata, uno scherzo o che ne so. – Se vuoi posso mandare al ministro la fattura del ricevimento. E la torta. E i vestiti. E pure l’albergo che abbiamo pagato a tua zia ottantenne. Quelli erano veri eh?
– Smettila, è importante.
– Sì, è importante non perdere la testa. Siamo io e te, gli stessi della settimana scorsa. Dobbiamo solo andare avanti, continuare a chiedere diritti, soprattutto per i bambini, non permettere che si torni indietro. 
– Lo so, ma poi arriva questo che dice pure che ha un sacco di amici gay, però…
– Ma tutti questi che dicono di avere-amici-gay -però, lo sanno che sono degli amici di merda, sì?
– Non credo.
– Cioè, come se andassi in giro a dire “ho un sacco di amici stranieri, spero li deportino, sti stronzi”. 
– Dice pure che siamo un’élite, pensa te.
– Ma magari! Che le élite prendono la metro all’ora di punta secondo te?
– Direi di no. D’estate poi sicuramente no.
– Ecco, allora non siamo del club, mi spiace.
– Che poi mica tutti sono così… c’è anche chi l’ha attaccato, chi dice che la famiglia è dove c’è amore e dove si crescono figli…
– Ahahahah
– Che c’è da ridere?
– Ma veramente?
– Cosa?
– La famiglia è dove c’è amore?
– Eh.
– Per questo non riesco mai a prenotare gli orari che voglio dal mio psicologo, che è sempre pieno così, per tutto ‘sto amore che c’è in giro?
– Ma che c’entra!
  C’entra. Perché tutta sta retorica del cazzo ci sta facendo male. Cioè, un po’ va bene, per carità, che devono dire pure quelli? È il loro mestiere… Ma arrivano tutti dalla famiglia del Mulino Bianco dico io?
– Perché, cos’è, sentiamo.
– La famiglia è quel posto che ti fa incazzare come pochi, dove a volte tiri fuori il peggio di te, le tue parti più fragili, più incasinate, dove puoi sentirti vulnerabile, che ti soffoca a volte, da cui vuoi scappare magari, ma dove alla fine torni. Sempre. E sai come si fa a riconoscerla?
– Come?
– Pensa con chi vorresti stare se ti dicessero che hai solo 24 ore di vita. Quella è la tua famiglia. Che abbia un anello al dito o no, che possiate o vogliate avere figli o no, che con quei figli o genitori condividiate il dna o no, che sia un uomo, una donna, un Umpa Lumpa. Non importa. Alla fine niente importa. E nessun ministro Fontana può togliercelo. 
– E… sono io quella persona?
– Se Vincent Cassel è impegnato.
– Scemo…
– Certo che sì.
– Perché?
– Te l’ho già detto davanti ad un pubblico ufficiale, dobbiamo replicare?
– Una ripassata non ti fa male.
– Perché mi accompagni a vedere i film pallosi anche se ti annoi a morte. Perché non dici mai una cosa banale. Perché sai sempre come consolarmi e perché ti ricordi i miei gusti preferiti quando prendi il gelato. Perché se un giorno avremo dei figli sarai un padre  fantastico e perché prima di incontrarti nessuno mi aveva mai fatto sentire a casa.
– …
– Basta?
– …
– Ma stai piangendo?
– No… un po’… 
– Ora la smetti di essere arrabbiato?
– Ok, però al Pride ci andiamo lo stesso.
– Ovvio che ci andiamo.
– E facciamo le magliette “Fontana suca”?
– Magari lo rielaboriamo un po’ come concetto, ma quello è.

Photo by Yoav Hornung on Unsplash

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