– È il mio?
– No, il mio.
– Infatti mi sembrava di non aver messo la suoneria della Tata Francesca. Per i messaggi poi.
– Uh…
– Che c’è?
– Lucy ha mandato un video della bimba che fa i suoi primi passi… che tenerezza…
– E ha mandato un video a tutti?
– Ha fatto un gruppo.
– Comunque non è giusto.
– Eh come sei, al massimo ti togli, scusa…
– Ma no. Anche se la gente dovrebbe smetterla di aggiungerti a gruppi a caso, non pensavo a quello.
– E a cosa allora?
– Al fatto che ci ricordiamo sempre le prime volte, i primi passi, il primo bacio, la prima litigata magari. E le ultime invece le lasciamo lì.
– In che senso?
– Ci sarà un momento in cui darai un bacio a qualcuno e sarà l’ultima volta. E magari sarà un bacio distratto, di quelli che dai di default. Da distributore automatico, tipo.
– Di baci?
– Già. 
– Dovrebbero inventarlo. Beh, ma se è l’ultimo evidentemente non c’è molto da festeggiare.
– Certo che c’è. Tutto quello che è stato, i ricordi e il tempo insieme. Tutti avrebbero bisogno di un ultimo bacio da ricordare.
– Sarà…
– O l’ultima volta che chiamerai al telefono tua nonna o che so io e direte le solite banalità, perché mica lo sai prima che poi non potrai più farlo. E sarà una telefonata come tante, perché sei al supermercato, o devi uscire, o pensi all’ufficio, o al tizio carino che non si è più fatto vivo, e intanto quella telefonata passa. E non torna. E poi un giorno ti troverai davanti al telefono con la voglia matta di premere invio con quel nome sul display, ma è inutile, perché l’ultima volta c’è già stata, e non te ne sei accorta.
– …
– O la volta che prenderai in braccio tuo figlio e quando lo poserai non lo prenderai più. Magari anche solo perché è troppo cresciuto e non ce la farai più. E sarà stata l’ultima volta. E sarà andata via così. E non manderai nessun video a nessun gruppo whatsapp, nessuno dall’altra parte dira “Uh…” sarà una delle migliaia di cose successe quel giorno e basta, magari non ci penserai neanche più. 
– Lo so, ma cosa ci vuoi fare? La vita va avanti, mica si può rimanere sempre fermi allo stesso punto, come un video che metti in pausa.
– E chi dice di no? Dico solo che bisognerebbe provare ad essere meno distratti e prestare attenzione. 
– Ma hai capito a che velocità andiamo tutti? Ai duecento all’ora se va bene.
– Non ho mica detto che sia semplice. L’altro giorno c’era un ragazzino al bar della stazione che trattava di merda sua madre. Ma davvero. Lei non poteva dire una cosa che lui subito la zittiva.
– Simpatico.
– Un adolescente, direi. E io riuscivo a pensare solo a questa storia delle ultime volte.
– Cioè?
– Che un giorno, magari anche molto lontano, litigheranno per l’ultima volta. 
– Quindi?
– Dovrebbe godersela quell’ultima litigata, davvero. Di pancia e di cuore, senza quella faccia scazzata che aveva quel giorno. Perché poi darà un braccio per tornare a quel bar della stazione del cazzo ma non potrà. E le mancherà.
– Dubito che lo convinceresti.
– Sai che ti dico? Se iniziassimo a festeggiare le ultime volte come facciamo con le prime, magari facciamo pace con le cose che finiscono. Toh, anche con la morte.
– Addirittura?
– Prendi gli ultimi passi. Tutta sta storia per i primi, ma un giorno ti siederai e non ti alzerai più. Bisognerebbe goderseli, uno dopo l’altro.
– …
– È che siamo degli stronzi, questa è la verità.
– Definisci “stronzi”?
– Siamo degli arroganti che pensano che ci sia sempre tempo, che tutto ruoti intorno a noi, che decidiamo cosa deve fare la vita, dove deve andare e quando e invece non sappiamo una mazza, e ci facciamo prendere per il naso così, dalla vita, e ci troviamo a dire “Ah, ma io pensavo…” 
– Eh. 
– Pensavi male. 
– Forse hai ragione tu, un po’ stronzi lo siamo.
– E rallentiamo ogni tanto, che dove cazzo andiamo a duecento all’ora, poi?



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