– Senti… io non le so fare quelle cose che dici cose tenere e romantiche ed è tutto zuccheri e diabete.
– Dichiarazioni, si chiamano dichiarazioni d’amore.
– Ah già. Vabbè, non le so fare lo stesso.
– A me lo dici? Ti pare che sono una che se le aspetta?
– No, direi di no. Forse ti danno pure un po’ fastidio.
– Beh, questo non è vero. 
– No, è che sembra… 
– Cosa?
– Che tu sia sempre presa da altro, abbia sempre fretta, sempre qualcosa da fare.
– E invece.
– Ma infatti lo so, e lo dico sempre.
– A chi?
– A chi dice che sei grigia, scostante, finta. Fredda, anche fredda. – Fredda? Ma se ci saranno quaranta gradi?
– Ma no, non in senso letterale. Ah già, e che quando sei calda sei insopportabile.
– Adesso sarà colpa mia. E cos’è che dici? Sentiamo…
– Che dovrebbero smetterla di lamentarsi e iniziare a scoprirti. Che non sei una di quelle che mette tutto in vetrina, così. Non sei…
– Sfacciata?
– Ecco, sì. Le cose le tieni dentro, ma ci sono. I tuoi cortili per esempio. Mamma che belli i tuoi cortili. A certi palazzi non daresti due lire, poi entri e ti sembra quasi…
– Che non sia nemmeno nemmeno Milano?
– Eh.
– Me lo spieghi perché quando c’è qualcosa di bello, uno scorcio, un tramonto, che ne so, dite che non sembro io? E chi sembro?
– Ma no infatti. 
– Scusa, ti ho interrotto.
– Figurati. E niente, volevo dirti che la verità è che non è mica semplice starti dietro, che ti ho odiata per tanto di quel tempo… non vedevo l’ora che arrivasse il momento di andar via, di tornare a casa. E poi…
– E poi?
– Poi a un certo punto il senso di marcia si è invertito, e a casa mi ci sentivo quando tornavo qui. 
– Bizzarro.
– Anche se sei fastidiosa quando ci credi troppo, quando ti prendi sul serio, quando ti fai trascinare dai carrozzoni. 
– Ma…?
– Ma poi ho passato pomeriggi a leggere al parco Sempione, con le modelle che passano insinuandomi il dubbio che forse non apparteniamo alla stessa specie, ho visto i fenicotteri rosa a Villa Invernizzi dicendo, ogni santa volta, “I fenicotteri!!!”. Ho ballato alla Balera dell’Ortica con un signore che avrà avuto 102 anni ma era il re del liscio, ho guardato le stelle, conosciuto gente di mille nazionalità diverse, parlato tre lingue diverse ad una cena, camminato per Chinatown ubriaca, limonato all’orto botanico di Brera. E, soprattutto, qui ho trovato la mia rete di sicurezza.
– Chi?
– La rete di sicurezza, quella che ti tiene quando cadi. Tu come la chiami, scusa?
– Amici?
– Banale.
– Poi sono io quella snob.
– Posso dirti una cosa?
– Dimmi.
– La verità è che sei stata il mio porto sicuro. Da quando sono qui ho sperimentato, rischiato, giocato d’azzardo, pianto, ballato, fatto giri sulle montagne russe, meditato, amato, riso, cucinato, messo ordine, incasinato tutto, spostato, accolto, spaccato e tanto altro, più che in qualsiasi altro posto nella mia vita. Cosa vuoi che ti dica, sei la relazione più lunga che ho avuto fino ad ora.
– Sei messa bene se la relazione più lunga l’hai avuta con una città.
– Eh. Devi proprio sottolinearlo?
– Uh come sei permalosa. E secondo te perché?
– Perché con te so che sono libera di andarmene quando voglio. Per questo resto.

Photo by Cristina Gottardi on Unsplash

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