– Ma hai visto in quanto è cambiato il tempo?
– Già.
– Cioè, prima faceva un caldo che si moriva e due ore dopo eravamo con le maniche lunghe.
– Già.
– Non è possibile scusa, non si può avere una via di mezzo? O il caldo infernale o il freddo? E in mezzo?
– E in mezzo c’è che avete rotto i coglioni.
– Scusa?
– Prego. Il caldo no, il freddo no, se si suda no, se fa fresco no, se piove no, se non piove no, se è umido no, se nevica no, se non nevica no. E che palle.
– Eh come sei, si facevano due parole…
– Ma no è che è tutto un lamentarsi del tempo… poi? La storia delle mezze stagioni?
– Esagerata. Comunque non mi lamentavo del tempo, dicevo so che uno dovrebbe potersi preparare ai cambiamenti, mica così, da un momento all’altro…
– Volevi l’autunno? L’autunno è arrivato. Al momento giusto, peraltro.
– Sì ma improvvisamente. Lo stacco è stato netto, non si fa così, ci si abitua alle cose nella vita, no? 
– A che?
– Alle cose che cambiano.
– Mica ne sono tanto sicura. 
– Perché?
– Perché quello spazio lì, in mezzo, è un limbo, ed è un casino. Magari ci ripensi. Magari conti fino a tre per prendere la rincorsa ma al 3 non ce la fai e il 3 diventa 4, 7, 36. E poi succede che ti blocchi e quel salto non lo riesci più a fare.
– Beh però invece sarebbe rassicurante sapere cosa ti aspetta, prevedere le variabili, ponderare, arrivare preparati.
– Ma che l’estetista quando strappa la cera ti prepara? Conta fino a 3?
– Macché, quella maledetta la delicatezza non sa nemmeno dove sta di casa. Una volta le ho chiesto di farlo e strappava al due, alla fine ci ho rinunciato.
– Ma certo, perché se arriva al tre tu ti irrigidisci ed è peggio.
– Me l’ha detto anche lei, la conosci?
– No, ma io arrivo sempre fino al tre e fidati, è peggio.
– Comunque, ceretta a parte, certe volte avere un minimo di preavviso, che ne so, un’avvisaglia, un “siamo sicuri che lo volete l’autunno? Guarda che arriva eh” non farebbe schifo. A me no di sicuro.
– A parte il fatto che l’autunno arriva che uno lo voglia o no, per tutto il resto, boh. Io penso ancora che le cose più belle siano quelle che arrivano senza chiedere il permesso, che trovano uno spiraglio e ci si infilano, prepotentemente a volte, in maniera ingombrante e inequivocabile. È libero qui? No perché io mi ci sieder… e non hai nemmeno fatto in tempo a rispondere che quello è bello e accomodato e tu rimani con un’espressione da fesso stampata in fronte.
– Quindi?
– Quindi niente. Chi l’aveva lasciata libera quella sedia?
– …
– Tu.
– Io? No io no. Mica lascio sedie libere così, in giro.
– Eh, tu sì. Senti, c’è un momento in cui le cose cambiano, a volte te ne accorgi, a volte no. Ma è sempre un momento. E forse bisognerebbe iniziare a dire più “sì” e smetterla di pensare ai preparativi. Che poi il problema della preparazione è che è potenzialmente infinita e poi magari non ti fermi più.
– Ok, facciamo che posso prendere in considerazione ‘sta storia del cambiamento improvviso, e comunque parliamone, ma con il tempo no: c’è un po’ di caldo, poi ancora un po’ di più, caldissimo, poi un po’ meno caldo, poi ancora un po’ meno, sempre meno, poi il freddo. E ricomincia il giro. Dovrebbe funzionare così, gradualmente.
– Vabbè, ma che c’entra il tempo, era un discorso così, generale… Siamo passati da 30 gradi a 19, è ovvio che siamo a un passo dall’estinzione.

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