Forse non oggi, ma presto

– Oh, non ce la faccio, è più forte di me.
– Cosa?
– Ci sono le giornate, le feste, le ricorrenze, e io mi incazzo.
– Che giornate? E perché ti incazzi?
– Ma sì, ora è il turno della giornata contro la violenza sulle donne.
– Eh. Quindi? Mi sembra una buona cosa, no?
– Beh, se dobbiamo istituire una giornata apposta per ricordarcelo, forse non tanto…
– Ma sì, intendevo che anche se non facciamo proprio finta di niente non è una cattiva idea.
– Sì ma il giorno dopo? E quello prima? E fra un mese? E perché sono tutti pieni di belle parole ma nessuno trova un modo per fermare ‘sta mattanza?
– Lo so. E non lo so.
– Ecco, appunto. Quindi mi incazzo. E sai cosa mi manda ai pazzi?
– Cosa?
– Che ci si ricorda che le donne muoiono quando si tirano fuori discorsi come “le nostre donne”, “le vostre donne”, come se questo nostro e vostro non fosse sempre del punto di vista di un uomo. Come se non fosse una forma di potere anche questa.
– Non so cosa dire. Come maschio, dico.
– Ma guarda che non è mica una guerra maschi contro femmine, è solo che forse potreste iniziare a farvene carico anche voi.
– Se l’hai detto tu che le giornate non vanno bene…
– Tutti i giorni dico. Parlarne, anche fra di voi. Senza aspettare che si arrivi ai titoli sui giornali. Con quell’amico che un po’ esagera, con il collega che non la smette di fare battutine. Con quello che non smette di chiamare la sua ex. E poi potreste capire che violenza è un sacco di cose. 
– Tipo?
– Quando ci dite chi vedere, come vestirci, che cosa fare.
– “Ci” chi, scusa? 
– Hai ragione.
– Ecco.
– Quando mi danno della puttana giudicando la mia vita privata, per esempio.
– …
– Quando ci ritroviamo a stare zitte per non perdere il lavoro, ma no, le mani sul culo non sono un benefit aziendale.
– …
– Quando in una discussione sui social mi permetto di non essere d’accordo con certi uomini – e purtroppo anche qualche donna, accidenti – e mi augurano di venire stuprata e chissà cos’altro, per esempio.
– …
– Quelli poi sono i migliori.
– Certi fanno venire i brividi, ma le leggi le cose che scrivono? 
– E come no… Che poi sai qual è il bello?
– Bello?
– Si fa per dire…
– Quale?
– Che fanno tanto i gradassi dietro una tastiera ma una parte di loro, fuori da questa follia che sta diventando fb, non riuscirebbe nemmeno a chiederci “hai da accendere?” e fossi in loro ne andrei a parlare con uno bravo. 
– Giusto.
– Un’altra avrebbe un approccio così fastidioso che sarebbe preferibile l’influenza intestinale. Ma di gran lunga, che almeno dopo, in quel caso, la speranza di rientrare nei jeans stretti c’è, con questi è solo fastidio gratuito.
– …
– E poi c’è un’altra parte, che quelle cose le farebbe davvero. Sono quelli che cerchiamo di schivare la notte, per strada, o che proviamo ad allontanare dalle nostre vite, ma “non riescono a reggere un no”, dicono. Poverini eh?
– Poverini un cazzo.
– Si credono tanto furbi, e tanto più forti, ma ecco cosa so: ci hanno abusate, violentate, uccise, molestate, bruciate, umiliate, zittite, e siamo ancora qui. Loro invece sono sempre di meno, si stanno estinguendo. Forse non oggi, e nemmeno domani, ma presto le nostre nipoti e pronipoti balleranno sulle loro tombe. Stronzi.

Photo by Levi Guzman on Unsplash

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