– Dimmi che c’è un enorme abete in piazza Duomo perché stanno pensando ad una riforestazione di Milano e vogliono fare le cose in grande, e non che è GIA’ Natale. 
– Ahaha che matta che sei.
– Nel senso clinico del termine?
– Eh?
– Niente.
– Oh, allora, ti dicev…
– No ma davvero? Lucine, luminarie, regali, auguri da gente improbabile e peggio del peggio, la domanda “Cosa fai a Capodanno”? È davvero questo che vogliamo per il futuro dell’umanità?
– Sì. Allora, praticam…
– Ok allora vuoi dirmi che non ti stai chiedendo dove cazzo è finito quest’anno, e con lui tutti i buoni propositi che avevi diligentemente scritto su qualche stupido post di Facebook?
– Non faccio mai buoni propositi. Comunque dic…
– Cioè mi stai davvero dicendo che per te è un periodo felice?
– Si può sapere che hai?
– Niente.
– Come no.
– Ecco, non so bene come dirlo…
– Provaci.
– Poi mi prendi in giro.
– Ma figurati.
– Giura.
– Giuro.
– Sicuro?
– Mi sta venendo l’ansia.
– Eh pure a me.
– Me lo dici o no?
– Te l’ho detto.  È quello. Ho l’ansia. 
– Per il Natale?
– Ma no, quella è una scusa, in generale dico. 
– In generale cosa?
– Quando succede qualcosa di bello, quando potrei semplicemente godermi il momento, rilassarmi, mettere i remi in barca, guardare il panorama, assaporare il…
– Sì sì, ho capito. Quindi?
– E quindi niente. In questi momenti qui, quando potrei essere felice dico, mi sale l’ansia. E faccio casino, finisce che rovino tutto. Oltre al fatto che mi viene costantemente da piangere.
– Non credo di aver capito.
– Manco io mi sa. La verità?
– Vai.
– Vorrei disperatamente che qualcuno mi dicesse che andrà tutto bene. Che io vado bene. Che ci sarà un lieto fine. 
– Ah.
– Eh.
– Allora sono cazzi. Lo sai che l’happy ending è assicurato solo nei centri di massaggio thailandesi, e nemmeno in tutti, e solo dietro compenso?
– Che non lo so? 
– No, chiedevo.
– Certo che lo so. E infatti mi viene l’ansia per il fatto di avere l’ansia. E via così, fino al disfacimento più totale.
– Ma non puoi provare semplicemente a rilassarti? 
– Ma dai. Non ci avevo pensato. 
– …
– Grazie al cazzo. È come dire a qualcuno che ha sofferto d’anoressia per una vita “goditelo sto piatto di pasta no? Non pensi ai bambini che muoiono di fame in Africa?” E quella ci vorrebbe sprofondare in tutta l’Africa, sparire fino al centro della terra, e invece niente. Guarda che non è poi così diverso.
– Ok, allora siediti qui e dimmi cosa succede. 
– Non lo so perché c’è quella vocina, quella stupida vocina nella testa che dice che mica te le meriti tu quelle cose belle, che ci sarà stato un errore, che adesso qualcuno se ne accorgerà e tutto tornerà come prima, che figuriamoci, devi fare un reso, ci scusiamo non era per lei quel pacco signora. E più cerco di non pensarci, di cacciarla giù, di dire che non va bene, più quella torna. ‘Sta stronza. E io non so che fare. Che mi viene da piangere l’ho già detto?
– Forse tanto per cominciare potresti non darle della stronza.
– Forse.
– Non lo sai che quelle parti lì più cerchi di cacciarle più si accaniscono?
– Ho capito, ma che devo fare? E non dirmi la solita cosa di abbracciarla, per favore. Ho abbracciato tutti cazzo, tutte le parti vulnerabili, bisognose di affetto, di attenzioni e diosolosacosaltro. E niente. Sono ancora qui. La so tutta la teoria, t-u-t-t-a.
– Prova a riderci sopra allora.
– Ah – ah.
– Ma non così, dico davvero.
– Lo sai cosa mi dispiace? Che poi mi sembra di non essere me stessa, che lo so come sono quando non mi perdo in queste sabbie mobili, cazzo.
– Beh, forse sei tu. Tu con l’ansia.
– Bella roba.
– Allora arrenditi. Smetti di decidere come dovrebbero andare le cose e arrenditi. 
– Cosa diavolo vuol dire? A cosa mi dovrei arrendere? 
– All’inevitabile. 
– Non ho capito.
– Hai presente nei cartoni animati, quando c’è una palla di neve che scende da una montagna che parte piccola piccola e alla fine diventa enorme?
– Sì.
– Ecco, tu a che punto sei di quella montagna? Riesci a fare un passo indietro e non cadere giù?
– Temo sia troppo tardi.
– E allora basta, tutto quello che succede d’ora in poi è inevitabile. Nel bene o nel male. Puoi solo esserci, e vedere che succede. Se fai resistenza ti fai male. Allora fatti attraversare, dico io. 
– Da cosa?
– Dalla paura, dall’ansia, dai ricordi, dal caos.
– In che senso attraversare?
– Te la ricordi la scena di Ghost, quando Patrick Swayze è un fantasma e un treno lo attraversa in metropolitana? 
– Eh.
– Così. Se cerchi di fermare il treno, vince lui. 

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