La teoria del gender non esiste, fatevene una ragione

– Giuro che ci provo eh, ma mica ci riesco.
– A fare che?
– A non giudicare. A non farmi salire la rabbia.
– Per…?
– L’avrai letta no, quella storia della mamma che preferiva il figlio pisciato piuttosto che con un paio di pantaloni fucsia.
– Magari le fa schifo il colore fucsia.
– Sì certo.
– Magari non sa come si scrive, e nel dubbio non vuole avercelo intorno.
– E dai, dico sul serio. Ora, a parte la follia della cosa, ma te lo immagini quel bambino? Non solo si sarà vergognato di essersi fatto la pipì addosso, ma magari anche perché aveva quei cazzo di pantaloni. Ma ti sembra giusto?
– No, ma lo sai che la gente con ‘sta cosa dell’ideologia gender ci esce pazza.
– Ok, allora, prendiamoci tutti per mano e ripetiamo insieme: la teoria del gender non esiste, la teoria del gender non esiste, la teoria del gender non…?
– Esiste.
– Le lobby gay, la famiglia tradizionale in pericolo… ma chi ve la tocca? Tanto fate casino già da soli, figurati se serve addirittura una teoria…
– Che poi mica l’ho capita fino in fondo.
– Perché non…
– Sì, sì, va bene.
– Esistono gli studi di genere, ma sono tutta un’altra cosa, hanno a che fare con gli stereotipi con cui cresciamo.
– Tipo?
– Ti faccio un esempio. Mio nipote, due anni.
– Cucciolo.
– Sai qual è il suo gioco preferito?
– Macchinine? Moto?
– No, acqua.
– Navi?
– No.
– Treno? 
– L’aspirapolvere.
– In che senso?
– Ma proprio che ne esce matto. Gli dà i bacini e gli dice che le vuole bene.
– All’aspirapolvere?
– Eh.
– Non credo nemmeno che tutti i componenti della mia famiglia me l’abbiano mai detto.
– Che tristezza. Comunque, a lui piace pulire. Straccio, scopa, aspirapolvere. Queste cose qua. Ma quelli veri eh?
– O il meglio o niente.
– Ovviamente, cuore di nonna, in 12 secondi netti aveva già la versione giocattolo del Folletto. Indovina chi c’era sulla scatola?
– L’aspirapolvere?
– Sì, e…?
– Tiro a indovinare?
– Tira.
– Una bambina.
– Bravo. E sai che vuol dire?
– Cosa?
– Che diciamo ai nostri bambini che possono diventare quello che vogliono, scienziati, musicisti, atleti, artisti. Alle nostre bambine che possono pulire, rassettare casa, stirare, cucinare.
– Bella merda.
– In generale pulire, per quel che mi riguarda. Che poi magari a qualcuno piace anche, tipo mio nipote, ma perché la differenza deve essere in base al genere, dico io?
– Non saprei.
– Ecco, tutti quelli che secondo questa gente “aderiscono al gender” cercano solo di liberare dagli stereotipi tipo questo, dire alla gente che sì, puoi essere te stesso, e sì, non frega niente a nessuno se metti un paio di pantaloni fucsia e ti chiami Mario, per esempio. 
– A parte il fatto del fucsia di per sé, ovviamente. Come colore, dico.
– Che poi, sai cosa mi fa incazzare?
– Cosa?
– Che in questo momento a mio nipote non frega una ceppa, ma prima o poi potrebbe venirgli il dubbio che quello sia un gioco da femmine, quindi non adatto, e che deve smettere di fare qualcosa che lo diverte o qualcuno potrebbe prenderlo in giro. E sarebbe un peccato, perché a lui pulire piace proprio. Che poi, detto tra noi, con quelle ditina arriva in certi angoli… 
– Lascia fare, che è utile.
– Oppure, peggio del peggio, potrebbe iniziare a pensare che c’è qualcosa di sbagliato in lui se gli piace fare una cosa considerata da femmine. 
– Tenerezza. 
– E poi capisci che in quel caso il mio ruolo di zia mi impone di andare da tutta questa gente e prenderli a schiaffi finché non rinsaviscono?
– Difficile trovarli tutti, ma capisco.
– Altrimenti cosa dovrei dirgli, scusa? Che c’è gente che ha letto un libro, non l’ha capito, e adesso scassa il cazzo a mezzo mondo?

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