– Senti, io e te dobbiamo parlare 
– Sì sì, certo. Mentre parliamo puoi toccacciarti un po’ la faccia così mi concentro meglio?
– Ok, va b… mmmm… ‘fanculo!
– Siete uno spasso, siete. Più vi si dice di non fare una cosa…
– No, ora le mie mani restano qui buonine buonine e io e te parliamo.
– E va bene… che c’è?
– Come che c’è?? Ma hai visto che casino che hai combinato?
– Eh che esagerazione… il 1300… il 1600… quelli sì che erano bei tempi…
– Ma si può sapere che t’abbiamo fatto di male? 
– Siete sulla Terra da 2 milioni di anni e ancora non c’avete capito un cazzo, ve’…? 
– In che senso?
– Ancora con ‘sto bene e male. Ma tu hai capito che io non sono nemmeno un essere vivente, sì? Ah già, ma voi siete quelli che sbucciano un’arancia e la vendono in una confezione di plastica, cosa ne potete capire voi di Natura…
– Intanto stai calmo.
– Ma sì poveretti, non è tutta colpa vostra. Da quant’è che vi ripetono che business is business, compra, fattura, produci, di più, non si invecchia, non si muore, tutti giovani, se vuoi puoi, sempre, per sempre, invincibili, immortali, tutto subito, high tech, iper tech, sto cazzo tech, potete fare quello che vi pare, costruire le città nel deserto, 10 piani, 20 piani, 45 piani, 347 piani, tutti stretti stretti… poi arrivo io, che manco riuscite a vedermi, e vi riscoprite fragili, con quei corpicini che mi fanno una tenerezza… 
– E hai detto niente? Schiantarsi ai 120 all’ora contro la consapevolezza che tutto quello in cui avevi creduto, tutte le certezze in un sistema che sembrava funzionare, possono saltare da un momento all’altro. 
– Eh.
– Tutti criceti su una cazzo di ruota che a un certo punto si inceppa… e chi ci pensava che potesse fermarsi?
– Prego.
– Scusa?
– Ma con tutto ‘sto tempo libero, invece che cagare il cazzo, non ti sembra il momento giusto farsi una domanda? 
– Quale?
– Cosa è essenziale? Quando potrai uscire di casa, avrai voglia di tornare a fare quello che facevi? Di vedere quelle persone? E se potessi uscire ora, da chi andresti? Dove? A fare che? Quella è l’essenza. La direzione.
– Sono un sacco di domande.
– Da noi virus dovreste imparare, questa è la verità. Noi ci adattiamo, esploriamo, facciamo pazzie… cioè, da un pipistrello capisci? Ma che ne so come mi è venuta, mi sono detto, ma sì, ci provo, male che vada non succede niente, e invece… ‘Na mattata, così.
– Che culo.
– E poi aspettiamo. Minchia se sappiamo aspettare. Lì zitti, buoni, al buio per giorni, settimane, e poi ta daaan. Non come voi, che dopo 2 giorni a casa vi inventate tutte quelle supercazzole sulla socialità, lo stare insieme, il contatto… ma quando mai, che fino a ieri schifavate tutti. È che non sapete stare un po’ con voi stessi, questa è la verità. La noia vi spaventa più di un virus. 
– Dici?
– Che non lo so che quasi quasi preferireste un letto d’ospedale a quel buco nero lì, quella solitudine lì?
– Eh oh. I buchi neri sono parecchio neri a volte.
– E accendi una luce allora. Il diritto all’aperitivo, capisci? Cioè, persino a me che non ho un cervello sembra una cazzata stratosferica… Sai come definiscono noi virus?
– Come?
– Creatori di diversità.
– …
– …
– Beh, forse è vero che niente sarà più come prima.
– Guarda che non è una cosa brutta per forza.
– Già. Speriamo…

Photo by Daniel Tafjord on Unsplash

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