– Nonna non riesco a dormire…
– Vuoi che ti scelga un’audio-storia dal catalogo? Che voce vuoi stasera?
– No nonna, me ne racconti una tu?
– Certo. Uno dei nuovi cartoni? 
– No mi racconti di quando siete rimasti tutti a casa e il tempo si è fermato?
– Ancora? Ma te l’ho raccontato mille volte…
– E daaiii…
– Ok, mettiti sotto le coperte però.
– Allora, tanto tempo fa, un piccolo esserino cattivo, che chiameremo Covy, ha iniziato a girare fra le persone… 
– E non lo sapevate?
– Beh sì, in effetti a un certo punto si sapeva, ma sai, a quel tempo c’era una cosa chiamata confini e ogni Stato pensava che bastasse tracciare una linea su un pezzo di carta perché tutto stesse fuori, o dentro.
– Che cosa buffa, nonna.
– Già, proprio buffa.
– Comunque, quando Covy ha iniziato a girare, tutti dicevano, “Non è qua, è laggiù”, ma si dimenticavano che qua e laggiù è un posto parecchio vicino quando puoi arrivare da una parte all’altra del mondo in 24 ore.
– 24?? Ci mettevate tutto quel tempo?? 
– Sì, paperina. Ma non mi interrompere, o questa storia non finisce più.
– Comunque, com’è e come non è, Covy con il suo super potere dell’invisibilità, è arrivato in Italia. All’inizio sono state settimane un po’ confuse, perché nessuno voleva credere di non avere l’antidoto, di aver pensato a tutto, ma proprio a tutto, tranne che a quello. Quindi ognuno si faceva gli affari suoi, te la ricordi quella storia della linea? Ecco, così. Tutti avevano una linea immaginaria e pensavano che niente sarebbe entrato nel loro spazio. Così Covy girava indisturbato e molta gente aveva paura.
– Di cosa?
– Alcuni di stare male, perché all’epoca non era come oggi, non c’erano le stesse cure dappertutto. Altri di non avere più un lavoro. E in generale nessuno voleva ammettere che insomma, era un bel guaio se dici a tutti di credere in un sistema e poi quello viene giù in un soffio, letteralmente.
– Cosa significa letteralmente? 
– Che è proprio con un soffio che Covy passava da una parte all’altra, parlando con le persone, abbracciandole, baciandole…
– E quindi?
– Quindi a un certo punto, il signore che decideva per questo paese, dopo aver ascoltato tutti, quelli che avevano studiato, quelli che conoscevano le persone, quelli che avevano paura, quelli che non ne avevano abbastanza, ha deciso di chiudere quasi tutto, e in pochi giorni le persone che di solito erano in giro, per strada, a lavorare, a curiosare, a parlare, ad abbracciarsi, ora erano a casa. – E poi?
– E poi c’è rimasta per un po’ di giorni. E il tempo un po’ si è fermato.
– E cosa è successo?
– All’inizio le persone si affrettavano a riempirsi le giornate. Leggere, scrivere, guardare film, cucinare, pulire, organizzare, pianificare, pensare a cose da fare subito, cose da fare poi, cose da fare prima, fare, fare fare… 
– Perché facevano tutte quelle cose, nonna?
– Perché si sentivano sole, pulcino.
– Non avevate nemmeno i telefoni?
– Non ho mica duecento anni… sì che avevamo i telefoni, e anche internet.
– Gli ologrammi?
– No, quelli no, ma la gente si poteva sentire lo stesso. Poi, quando anche l’ultimo scaffale della libreria è stato riordinato in ordine alfabetico e non c’era più niente di niente da fare, è arrivato lui.
– Chi?
– Un piccolo folletto che si chiama Non lo so.
– E che faceva?
– Toglieva certezze. E faceva spazio. 
– Spazio per cosa?
– Per quella vocina che nessuno voleva ascoltare, ma non c’era più niente per coprire il rumore e quindi non potevi farci granché, così la gente ha iniziato ad ascoltare e a scoprire cose nuove, ma non nei documentari o nei libri, dentro. 
– Per esempio?
– Per esempio ha scoperto cosa voleva fare da grande, anche se aveva 50 anni. O dove voleva vivere e con chi, anche se un posto e una persona ce l’aveva già. O che avrebbe voluto che quella casa fosse piena di occhietti belli come i tuoi, anche se aveva sempre pensato di no. C’era chi ha scoperto che invece era esattamente dove voleva essere, e che, anche se si era sentito solo per tutta la vita, nella prima vera prova di solitudine della sua vita, aveva realizzato che invece non era così, c’era molto più amore di quello che avrebbe pensato, e così non sì è più sentito solo.
– E gli innamorati?
– Gli innamorati hanno preso la pozione magica della verità. Chi era vicino si è avvicinato di più, chi era solo attaccato con la colla aveva capito che anche quella si secca dopo un po’, se non c’è niente sotto. E quelli che invece pensavano di essersi persi, avevano trovato la strada del ritorno, erano solo distratti, o di corsa. Quelli che speravano che riaprisse tutto subito hanno iniziato a chiedersi perché volevano così tanto uscire da lì. Quelli che avevano perso qualcuno pensavano che avrebbero tanto voluto attraversare il tempo e lo spazio per tornare indietro, ma non si poteva, così la volta dopo se ne sono ricordati. E quelli che invece in fondo si sentivano sollevati di non dividere la casa proprio con quella persona, avevano avuto la certezza che forse era stata una buona idea. Tutti hanno preso la pozione magica, anche se qualcuno non se n’è accorto.
– Poi l’avete mandato via Covy?
– Sì pulce, abbiamo fatto i bravi e siamo stati a casa, così Covy non poteva più saltellare di qua e di là e se n’è andato. C’è stata una grande festa per le persone che hanno lavorato tanto perché stessimo tutti bene, e nessuno ha mai più pensato che fosse meglio togliere un letto d’ospedale piuttosto che un caccia.
– Un che?
– Era un aereo militare, ma ora non ce ne sono più tanti in giro. 
– Ah. E i bambini?
– I bambini sono tornati a scuola e non vedevano l’ora, tutti, anche quelli che prima non ci volevano mai andare. Le maestre e le professoresse hanno dovuto faticare un po’ per recuperare anche i bimbi sperduti, quelli che si erano persi mentre loro non erano lì a insegnare loro le cose, perché non tutti avevano una mamma e un papà che potesse o volesse stare con loro in quelle lunghe giornate. Ma tutto è andato bene, le persone hanno capito cosa fosse importante, a cosa non potevano proprio rinunciare e dove volevano andare una volta che le porte si sarebbero riaperte. E poi… Tesoro…? Dormi?
– …
– Sogni d’oro piccola.

(“You may say I’m a dreamer, but I’m not the only one” J. Lennon)

Photo by Nong Vang on Unsplash

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