Diciamo che volete cambiare qualcosa o migliorarla, volete risolvere un problema o rispondere ad una necessità (può essere una questione pratica, esistenziale, l’urgenza di raccontare una storia sotto diverse forme, quello che volete). È lì che nasce la creazione.
Ma il punto è: sapete che cosa state cercando?
Le soluzioni nascono da una definizione nitida del problema, senza chiarezza il vostro processo creativo non ha nulla su cui lavorare. E gira a vuoto. Suona familiare?
Spesso quando ci approcciamo a un problema o un progetto vorremmo (subito!) chiarezza, ma nelle risposte, non nelle domande. Dobbiamo solo cambiare punto di vista.
Quando creiamo stiamo immaginando qualcosa che non c’è (un libro, un film, un lavoro, una start up), e spesso le persone si precipitano davanti a un pc (o una tela o quello davanti a cui siete bloccati) perché vogliono vedere nero su bianco la loro idea prendere forma ma, a volte, dopo un’iniziale entusiasmo, arriva il black out. Volete sapere perché? Semplice, è troppo presto.
È come se steste costruendo un mondo nuovo, ma volete vederlo compiuto prima di esservi chiesti se in quel mondo ci siano strade o canali, se sia un paesaggio urbano o di campagna, se le case abbiano due piani o ventisette.
Chiara la metafora? Non potete pretendere di avere un’idea, mettervi seduti a scriverla o realizzarla e sbam, finito, lineare. Non è così che funziona. Ripensate ai progetti che avete già realizzato (quelli di ieri, li avete scritti?): quanto tempo ci avete messo dall’inizio alla fine? Vi vedo furbetti che barate… ho realizzato/scritto/dipinto xxx in pochissimo. Seeee… e tutto quello che c’è stato prima? Forse non lo considerate perché è una fase piuttosto confusa del processo creativo, ma è quella fondamentale: la preparazione.
È il momento in cui ci si immerge nel problema alla ricerca di qualunque informazione utile. In che modo? Facendoci domande. Tante, lasciate che siano come le ciliegie, una domanda porta alla successiva. Il punto in questo momento non è la risposta, ricordatevelo. Non ossessionatevi ripetendovela in continuazione. Fatela, scrivetela (aridaje, non sono fissata, ma sperimentate se anche per voi è utile) e lasciatela lì. Sarà l’inconscio che ci darà la risposta. Avete presente la famosa parola sulla punta della lingua? Vi scervellate ma niente. Poi fate altro, non ci pensate magari per ore o giorni e taaa daaan, eccola lì. Questo succede perché il nostro cervello è fatto per trovare soluzioni. Mai, mai, mai sottovalutare il potere dell’inconscio, men che meno quando si tratta del processo creativo. Si traduce in intuizione, magari ne parleremo più approfonditamente in un’altra pillola.
Quindi, ricapitolando:
– La prima fase del processo creativo è la preparazione. Non si possono mettere insieme i pezzi se non sappiamo quali sono.
– Come troviamo i pezzi? Con le domande. Siate curiosi riguardo quello che state creando, che sia un’opera, la vostra nuova vita o un nuovo progetto. Se non incuriosisce voi, chi altro dovrebbe?
– Una volta che avete trovato e scritto le domande, fate altro. Lasciate lavorare l’inconscio, non stategli fra i piedi. Se arrivano le risposte, scrivetele, appuntatele da qualche parte. Se arrivano sotto forma di immagini (ne parleremo, ma è molto probabile che accada), se sapete disegnare, fatelo (basta che sia chiaro per voi, non dovete mica essere Matisse, perdio), o cercate una foto o immagine che corrisponda. Iniziate a raccogliere i pezzi MA senza commenti, e qui arriviamo all’ultimo punto.
– Già la sento quella vocina che appena iniziate vi dice che è un’idea stupida, non funzionerà mai, che inutile perdita di tempo, and so on. Ne parleremo approfonditamente, ma quello che posso dirvi ora è: quella vocina è dentro ognuno di noi ed ha una precisa funzione. Non siete voi, è lei. Vedremo come approcciarla ma per ora posso suggerirvi una cosa: non si tratta con i terroristi. Non sprecate tempo a convincerla della bontà della vostra idea (spoiler, non ci riuscireste), non arrabbiatevi con voi stessi “ecco, c’è una parte di me che continua a frenare” (spoiler, non è una parte di voi). Chiedete gentilmente ma con fermezza a quella voce di lasciarvi fare il vostro lavoro. “Grazie della tua opinione, ma adesso no”. Punto. Senza se, ma, forse se valutassi… Non. Si. Tratta. Con. I. Terroristi. (Anche se quella voce vi risulta familiare, eccome se lo è).
Domani magari vediamo come organizzarle tutte queste informazioni, ma intanto, buon divertimento.
“Nel mezzo c’è tutto il resto
E tutto il resto è giorno dopo giorno
E giorno dopo giorno è
Silenziosamente costruire”
Niccolò Fabi

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