Ci siamo, abbiamo definito l’ambito, ci siamo fatti delle domande e ora iniziano ad arrivare le risposte. Come facciamo a non perderle nei meandri del “ma sì, tanto poi me lo ricordo”?
Ebbene, è arrivato il nostro momento: io e la mia ossessione – cartoleria Edition. Se come me avete una passione spasmodica per penne, penne colorate, evidenziatori, quaderni, post it e via dicendo, potete giustificare questa insana fissazione dicendo – a voi stessi e al resto del mondo – che state solo organizzando il vostro processo creativo. Anzi, vi dirò di più: ci sono state volte in cui ho apparentemente perso ore e ore a preparare il materiale su cui organizzare le idee pensando che stessi rimandando l’inizio dei lavori, quando in realtà, quello che ho capito dopo, è che il processo era già cominciato.
Ognuno ha ovviamente un suo modo di organizzarsi, e molto dipende dall’oggetto del nostro processo, ovvero su cosa stiamo lavorando, ma ecco un paio di spunti.
Lavagne. Per me è lo strumento fondamentale, non c’è nulla, ma proprio nulla – dalle sceneggiature ai romanzi ai workshop alle proposte creative – che prima non passi per la mia lavagna. Una semplice lavagna in sughero con le puntine colorate e dei foglietti di carta (anche quelli colorati, ça va sans dire). Niente di particolarmente elaborato o costoso. Perché è così utile? Perché permette di avere una visione d’insieme della questione, vediamo se ci sono dei buchi nell’idea, dove e perché. Provate a scrivere le domande che avete iniziato a fare (se non sapete di cosa parlo leggete le pillole precedenti!) e mettetele sulla lavagna. A poco a poco potreste sostituire quelle domande con le risposte, e la strada potrebbe tracciarsi sotto i vostri piedi.
Raccoglitori. Uso quelli ad anelli quando devo raccogliere, appunto, grandi quantità di materiale (per i workshop ad esempio, o per i personaggi di una storia), per il semplice motivo che l’ordine in cui ci lavoro – o mi vengono in mente gli spunti – non è necessariamente quello finale, quindi sono poi libera di spostare quei “capitoli” dove meglio credo.
Quaderni. Non posso usare un semplice quaderno per farlo? In generale nella vita potete fare quello che vi pare, semplicemente con questi spesso devo andare avanti e indietro a cercare gli argomenti, è solo un po’ più scomodo. Sono invece utilissimi per i “diari di bordo”, che uso invece quando sono bloccata da qualche parte. Avete mai sentito parlare del flusso di coscienza o stream of consciousness? È una tecnica narrativa che prevede una libera rappresentazione e scrittura dei pensieri così come compaiono nella mente, senza che vengano riorganizzati, censurati o “abbelliti”. Non devono avere una logica o essere necessariamente delle frasi compiute o in sequenza fra di loro. La penna (questo esercizio fatelo a mano, anche se siete dei super fan della tastiera) è come se andasse da sola, iniziate le frasi senza sapere dove finiranno. Non deve venirne fuori un’opera letteraria, sia chiaro (alcuni importanti autori l’hanno usato nelle loro opere, ma questa è un’altra storia) serve per mettere da parte per un attimo la mente conscia e far parlare quella inconscia. È una tecnica usata nella psicanalisi, ad esempio, ed è quello che l’actor coach Ivana Chubbuck chiama “il diario emotivo”. A che domanda risponde? A quella che volete. Io la uso spesso quando sono frustrata perché non trovo la strada, o quando sono bloccata da qualche parte nel progetto o sono arrabbiata, o non so da che parte iniziare. Quando lo fate potrebbe succedere che non riconosciate nemmeno la vostra grafia. O che abbiate bisogno di un paio di giri di rodaggio prima di riuscire a fare questo esercizio, ma non demordete e, soprattutto, siate clementi con voi stessi: il censore, quella vocina nella vostra testa, potrebbe andare subito in allarme e correre ai ripari. Per questo è utile un quaderno, per raccogliere tutti i tentativi e dire al vostro inconscio che ci state provando a creare quel ponte. Apprezzerà.
Bloc notes. Ora, non voglio stare qui a disquisire sulla differenza fra bloc notes e quaderni, il punto è: tenete sempre con voi un piccolo quaderno tascabile o un bloc notes quando andate in giro (so che al momento sembra inutile, ma usciremo di nuovo prima o poi) o sul comodino. Una volta che avete fatto le domande, non potete sapere quando arriveranno le risposte. A me per esempio arrivano spesso di notte, quando sto per addormentarmi. Il mio inconscio è così, si diverte. So’ ragazzi…
Vision Board. Utile per i più visivi, quelli che si trovano a loro agio con le immagini. Può essere lo step iniziale, per esempio per chi sta programmando una nuova vita ma non sa bene ancora darle forma o un “titolo”. Funziona così: connettiti con l’oggetto del tuo processo creativo (una nuova vita, lavoro, un progetto). Cerca delle immagini che possano ricordarti quelle sensazioni, non devono essere specifiche, ad esempio se una delle sensazioni che è emersa è libertà, trova delle immagini che ti richiamino quel concetto (una spiaggia? La vetta di una montagna? Attenzione, non vuol dire necessariamente che dovrai andare a vivere al mare o in montagna, non giochiamo al piccolo psicologo for dummies… magari sì, ma è troppo presto per dare un significato ora). Una volta che hai trovato le immagini, fai un collage. Può essere fisico, stampando o disegnando le immagini, o online, ci sono molte app che permettono di farlo, io uso spesso Canva, ad esempio. Appendi il collage, o mettilo come sfondo del desktop o del cellulare, insomma, non chiuderlo in un cassetto, fai in modo di vederlo, di tanto in tanto. È probabile che con l’andare del tempo quelle che prima erano solo sensazioni diventino via via più chiare. È un po’ come con le domande, se le ho piuttosto chiare in testa, è più facile riconoscere le risposte e non farle scivolare via per distrazione.
Spero che questi spunti possano essere utili, se avete altri metodi, tecniche anche bizzarre e fantasiose, fatemi sapere, sarei felice di sperimentarne di nuove.

“E non c’è niente di più bello dell’istante che precede il viaggio, l’istante in cui l’orizzonte del domani viene a renderci visita e a raccontarci le sue promesse “ Milan Kundera

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