Il flusso creativo

Avete presente quei momenti in cui la creatività fluisce da sola e sembra che non dobbiate fare nessuno sforzo, le idee girano e tutto quello che dovete fare è “semplicemente” mettervi in scia? 

Avete mai passato ore a scrivere o suonare o comporre o scrivere una relazione o un business plan, e quando avete finito non vi siete nemmeno resi conto del tempo che passava o che non avevate pranzato? 

Vi è mai successo di riemergere da uno di questi momenti stanchi come se aveste scalato l’Everest e invece siete stati “semplicemente” seduti a creare?

Ecco, in tutti quei momenti eravate nel flusso. 

Spesso molti dei nostri progetti non si esauriscono con una singola idea, ma questa va approfondita o scritta o elaborata e ci vogliono giorni, a volte settimane o mesi. Non sempre riusciamo ad entrare nel mood, e ci ritroviamo a fare le cose in maniera meccanica. Risultato: ci mettiamo il triplo del tempo e non sempre siamo soddisfatti di quello che è venuto fuori. Quello che vorremmo disperatamente è replicare quel momento di fluidità. 

Gli sportivi sanno perfettamente di cosa parlo: è il momento in cui rompi il fiato, in cui sei completamente immerso nel momento e hai trovato il tuo ritmo. Altrimenti segui solo la tecnica. 

Il nostro lavoro è lavorare su quei “semplicemente” di cui parlavo prima. Ovvero, rispondere alla domanda da un milione di euro: come si fa ad entrare nel flusso creativo?

Ora, l’argomento è un po’ troppo ampio per entrare in un post, ma volevo comunque dare uno spunto che spero possa essere utile – io l’ho scoperto tardi nel tempo ma si è rivelato salvifico in più di un’occasione. I rituali.

No, non dovete sgozzare galline o bere sangue animale o ballare in cerchio o fare una giravolta, farla un’altra volta eccetera. Cioè, potete se volete, tranne quella cosa dello sgozzare galline per favore.

Ecco quello che ho capito in tutti questi anni sulla creatività: non si tratta di inventare proprio niente, si tratta di fare spazio perché le cose possano accadere. I rituali sono la porta che ci fa accedere a quello spazio. 

Quando ho creato il mio workshop sulla creatività ne avevo uno molto semplice: mi svegliavo tutti i giorni alla stessa ora, facevo colazione prestando attenzione a fare sempre gli stessi movimenti e, dopo essermi preparata, pulivo la cucina. Solo dopo aver sentito l’odore di pulito di quel particolare detergente, mi mettevo seduta a scrivere o fare ricerca. Ne ho altri quando scrivo le mie storie. I rituali possono cambiare da una volta all’altra, ma per la durata di quel progetto, sono sempre gli stessi.

Vi vedo con quell’enorme punto interrogativo in testa: ma quella è solo routine! Non proprio.

La differenza fra routine e ritualità sta nell’intenzione che ci metti. Avete mai visto o sentito parlare della cerimonia del the? È un antico rito buddista in cui tutta la preparazione e poi la consumazione segue regole e gesti ben precisi. In quel momento devi essere completamente presente a quello che stai facendo, si chiama meditazione. Anche se apparentemente stai “semplicemente” preparando del the.

I rituali sono un campanello che suoniamo per avvisare il nostro inconscio, la Musa, i folletti o gli angeli della creatività, chi vi pare, che vi state mettendo all’opera. Che siete pronti a entrare in quel mondo.

Vediamo un paio di esempi (ma se ci pensate bene magari avete già delle cose che fate e che funzionano per voi. Ecco, ripetetele)

– Prima di iniziare a lavorare, accendete quell’incenso o quella candela o spruzzate quel profumo. 

– Prendetevi del tempo per respirare. Chiudete gli occhi, mettete le mani sulla pancia, fate dei respiri profondi, sentite l’aria che entra o che esce, la pancia che si muove. Per quei dieci, dodici, venti respiri concentratevi solo e soltanto sulle sensazioni del corpo.

– Ballate prima di iniziare a creare. Scegliete una canzone che è la vostra canzone della creatività, sparatevela nelle orecchie e lasciatevi andare.

– Mettete in ordine o pulite la vostra scrivania (o il posto in cui create). Anche se l’avete fatto ieri e il giorno prima, rifatelo.

– Fate un incantesimo. Che altro non è che concentrare l’energia verso un preciso scopo. Potete trovare una formula da dirvi che dia il via alla vostra sessione creativa, per esempio.

– Fate una passeggiata prima di iniziare. Io sono sempre una grande fan del verde, ma vedete voi cosa si può fare.

Ripeto, non dev’essere una cosa enorme che duri ore, se non avete modo, tempo e spazio, trovate qualcosa di tascabile. Tutti possono fare tre respiri ad esempio, è legale. Per scoprire qual è il vostro (se non lo sapete già) sperimentate, potreste rimanere stupiti. Potete iniziare dal senso che per voi funziona di più (l’olfatto, l’udito, la vista, il gusto, il tatto o le sensazioni?). E non diventatene schiavi. Se per una volta le cose cambiano per cause di forza maggiore, questo non vuol dire che non possiate comunque mettervi lì e lavorare. La Musa vi capirà.

Attenti bene però. Questo non significa che il primo giorno di un progetto al minuto uno sbaaam, ci siate già dentro solo perché avete fatto il vostro rituale. La creatività è fatta anche di dedizione, non si vive di sole intuizioni geniali. Per rompere il fiato prima dovete mettere un piede davanti all’altro e arrivare al punto di rottura, non ci siete già dentro come per magia. 

L’ultima cosa: non forzate la mano. Quando ho scritto il mio primo romanzo c’è stato un momento in cui ho rotto il fiato, scrivevo un capitolo al giorno. Quel momento però durava 3, 4 ore al massimo. Alle 14 la mia creatività, la mia Musa, andava via. Forse attaccava il secondo turno da qualcun altro, chissà. Ecco, lì è stato importante non forzare la mano. Se mi fossi detta “Vabbè, ma ho altre almeno 4 ore davanti… dai che vado avanti ancora un po’” sarebbe stato un disastro. Quel romanzo non l’avrei mai finito o sarebbe stato molto più meccanico e meno creativo (nell’esperienza, non nel risultato eh) di quello che in realtà è stato. 

I rituali sono come uno Stargate (vi ricordate il film di fantascienza degli anni ’90?), delle porte d’accesso a un altro mondo: la porta si apre, ma poi si richiude. Il nostro lavoro sta nel ripresentarci con costanza, dedizione (e amore direi) il giorno dopo, e quello dopo ancora.

Fate spazio e non dovrete più andare a caccia di idee, sono loro che troveranno voi.

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